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Aspettando il classico

By admin | January 29, 2009

Roger Federer

L’unica conclusione che Andy Roddick possa aver tratto dalla sua sconfitta contro Roger Federer (6-2, 7-5, 7-5) in semifinale all’Australian Open è questa: Federer è Federer, cioè Federer è semplicemente “better”er, quando c’è, non ce n’è per nessuno.

Dopo questa vittoria, solo un altro trionfo separa l’ancora onnipotente Roger dal record per eccellenza: i 14 Grand Slam vinti da Sampras, statistica questa che potrebbe ben definire il migliore della storia (ci sono certo anche altre variabili, come l’aver vinto tutti e quattro, ma il numero di Slam è il top of mind indiscutibile). Quelli che hanno detenuto questo record sono gli immortali della storia del tennis, la classifica dei collezionisti di Slam una sorta di olimpo.

Rafael Nadal o Fernando Verdasco hanno entrambi la possibilità di trovarselo davanti in finale domenica, entrambi mancini con un diritto da urlo.

“Entrambi hanno un gioco identico”, ha detto Federer, “per cui non devo aspettare a sapere chi è il vincitore, posso allenarmi fin da stasera con un mancino”.

Il n.2 del mondo era di buon umore dopo una serata perfetta, in cui ha sparato 51 colpi vincenti commettendo solo 5 errori superflui. La realtà è che Federer semplicemente non ha paura di Roddick, i cui colpi arrivano direttamente nelle zone in cui Federer è più comodo.

Qualunque cosa facesse Roddick giovedì, Federer, come di consueto, aveva la risposta. Ad ogni break point, Federer sparava un ace od un servizio vincente. Ad ogni grande battuta di Roddick, Federer si serviva della sua solita tattica di tagliare la risposta, forzando costantemente l’americano a rigenerare il momentum in corsa.

Per quanto Roddick abbia cercato di giocare dalla linea di fondo, si è fermato a soli 3 colpi vincenti in tutta la partita. Ha pure provato a salire in rete - 42 volte, per essere precisi - e ha perso la metà delle volte.

Ma come fa Federer? La domanda del milione, quindi uno direbbe che scende in campo con un piano di gioco articolato e minuziosamente pensato, vista l’efficacia e la costanza che ha dimostrato per oltre cinque anni (d’altronde, è svizzero…) . Ma forse no…ecco qui come ha descritto, in conferenza stampa, il suo approccio alla partita, sembrerebbe quasi insolente:

1. “Mettiamo la risposta in campo e poi vediamo cosa si può creare.”

2. “Concentrarsi sulla battuta.”

Questo dev’essere scoraggiante per Roddick, considerando tutti i suoi sforzi per ritrovare il suo gioco: ha perso 7 chili e si è allenato con un’aggressività pazzesca durante l’off season, il tutto sotto lo sguardo del suo nuovo coach Larry Stefanki (già noto per aver portato altri tre giocatori in finale, e due di questi alla vittoria, al primo Slam della stagione). Un ammirevole tentativo di tornare al primato, come in quegli anni pre-Nadal, quando nel 2003 vinse l’US Open a 21 anni, e poi fece da n.2 a Federer (arrivando per due anni consecutivi in finale a Wimbledon). C’è da dire che è rimasto sempre nel top 10, ma non è mai riuscito a rifarsi un posto nella cima blindata della classifica mondiale. Un grande sforzo comunque, e complimenti perché sta dando frutti notevoli, ma in sport individuali come il tennis, nello spotlight non c’è spazio per due, e ieri non conta mai tanto come oggi, cruda realtà, ma vera.

Passiamo a quelli ancora in vita a Melbourne, vogliamo?

Nadal, anche lui, ha molto da guadagnare, avendo finalmente scavalcato Federer in finale a Wimbledon l’anno scorso (dopo due tentativi falliti) e tenendo conto dei suoi quattro titoli consecutivi a Roland Garros (il gioiello mancante che ha negato a Federer ben tre volte di fila, privandolo di fatto della corona del GOAT - non una capra in inglese, ma il Greatest Of All Time, la questione di chi è il migliore della storia divide un pò le acque, ma una vittoria a Parigi l’avrebbe dato a Federer con un vasto consenso tra esperti e fan). Non c’è dubbio che aggiudicarsi il titolo a Melbourne aprirebbe un panorama da favola per il 22enne di Mallorca. Sarebbe infatti il sesto major per lo spagnolo, e vorrebbe dire aver assaporito la vittoria in tre dei quattro Slam, e con l’US Open per niente irraggiungibile, viste le sue migliorie sul cemento, si auspicherebbe uno scenario interessantissimo. Come ho detto prima, l’aver vinto i quattro Grand Slam è anche roba da heavyweight, pesante pesante un traguardo del genere (solo leggende che si possono contare con le dita di una mano appartengono a questo club, Agassi essendo il più contemporaneo), e Nadal ha tutte le armi - ed il tempo - per farlo.

Non dimentichiamoci di Verdasco, però, che, dopo l’emozionante finale di Coppa Davis contro l’Argentina a Mar del Plata il novembre scorso, vinta sorpesivamente dalla Spagna (senza Nadal), a 25 anni ha fatto un salto di qualità pazzesco. Occhio a lui, potrebbe far danni, ma non mi soffermerò di più su di lui, non per essere snob, ma sotto l’ombra di Roger e Rafa non c’è luce che veda la luce…finora perlomeno.

Se Rafa dovesse arrivare in finale, come ben sappiamo gli scontri tra lui e Federer sono un’altra storia. L’esito è difficile da prevedere, il piano psicologico diventa chiave, e la cosa bella è che entrambi sono dotati di una determinazione, continuità e concentrazione fuori norma, quindi il clima è, come dire…elettrico. Ogni volta c’è talmente tanto in gioco, e la qualità sul piatto è talmente suprema, che queste partite non possono non essere vissute come qualcosa di speciale, di storico, direi quasi di surreale.

Aspettiamo quindi la semifinale di domani (9.30 ora italiana), per vedere se domenica mattina avremo la fortuna di goderci un’altra emozionante puntata con la storia.

Topics: ATP Tour, Grand Slam |

2 Responses to “Aspettando il classico”

  1. grazia Says:
    January 30th, 2009 at 09:44

    ma sei davvero bravo come redattore! ti manca solo qualche piccolo consiglio per formattare il contenuto ;)

  2. Erminia Says:
    January 31st, 2009 at 16:47

    Benvenuto nel magico mondo dei blog! :-)

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